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Convento Cappuccini

L’intenzione dei Padri Cappuccini di creare un loro convento a Castel S. Pietro, a metà strada tra Imola e Bologna, risale al 1600, quando la città era ancora un castello circondato da mura con circa 2500 abitanti.

Il terreno dove sorgerà è stato acquistato il 6 gennaio 1624 dal Conte Ramazzotti e donato ai Cappuccini, che chiedono ed ottengono il permesso per l’erezione di chiesa e convento il 18 dicembre dello stesso anno.

La posa della prima pietra avviene nel mese di luglio del 1728, in una epigrafe che si riferisce alla fondazione del convento e che si trova sulla porta del claustro si legge; “Monasterium istud suae fundationis primordia habuit anno MDCXXVIII mense julii munificentia Com. Pompei Ramazzottii qui ipsum primo. Lapide firmavit”.

I lavori di costruzione  iniziano nel 1730, anno in cui nel bolognese si diffonde l’epidemia della peste. I lavori subiscono rallentamenti, la biblioteca del convento è terminata nel 1628 e la chiesa è consacrata nel 1640.  Ulteriori lavori nel convento vengono fatti negli anni 1692 (una nuova biblioteca) e 1779 (a seguito di un terremoto). La chiesa sorge discostandosi dal cosiddetto “stile cappuccino”: presentava cioè un’unica navata, un solo altare e nessuna cappella (caso più unico che raro). La cappella al centro della chiesa appare infatti in un secondo momento, così come successivamente quella vicino alla sagrestia e quella vicino all’ingresso.

Nel corso degli anni il convento viene più volte abbandonato dai frati e diventa ospedale, asilo ed ospita perfino le case per i poveri. Durante le due Guerre mondiali non subisce particolari danni ma nel 1967 un incendio distrugge gli interni originali della Cappella della Madonna della Speranza; il successivo restauro dona l’aspetto originale. All’interno un particolare chiostro è visitabile solo su prenotazione.