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Fonte Fegatella

La Fonte Fegatella è uno dei simboli più amati dai castellani. Come suggerisce il nome stesso, la fonte, grazie alla sua acqua salso-cromo-jonica (ad alto contenuto di bromo e jodio) ha poteri curativi legati alla salute del fegato. Tali poteri furono scoperti nel lontano 1337, quando si narra di un branco di pecore gravemente ammalate di fegato che, bevendo l’acqua della Fegatella, tornarono in salute. Tali proprietà dell’acqua della Fegatella furono studiate ed elencate anche grazie ad esami fatti da professori universitari presenti in città durante i sette mesi del trasferimento a Castel San Pietro della sede universitaria bolognese al seguito dell’interdetto papale su Bologna.

Nei secoli sucessivi l’interesse per le proprietà curative delle acque interessa vari e famosi medici. Nel 1579 il medico scienziato Codronchi elogia la Fegatella per la sua efficacia nelle cure apatiche  come ha personalmente provato.

Nel 1712 l’ampio utilizzo della fonte da parte non solo dei castellani ma anche da gente proveniente dal ferrarese crea disagi e sporcizia nel’ambiente della sorgente. Chiesto l’intervento del senatore delegato per quel semestre ad occuparsi di Castello, il Conte Malvasia, questi risolve il problema chiudendo l’ambiente con un luchetto, la chiave è consegnata ad un suo dipendente col compito di concederla alle persone dabbene. Col passare del tempo però il custode della chiave pretende compensi per concederla. La comunità interviene per liberare la fontana, ma la famiglia Malvasia è troppo potente e tutto risulta vano.

Forse nel tempo la fontana ritorna di uso pubblico con un contratto di enfiteusi, comunque diviene  di proprietà comunale solo nel 1917, contemporaneamente alla trasformazione in proprietà della enfiteusi della Torre.

Il monumento a tempietto principale risale ai primi anni Cinquanta del Novecento, eretto ad opera dell’allora Azienda autonoma di cura. Più volte oggetto di interventi e ristrutturazioni, in tempi recenti la fonte ha acquisito un secondo rubinetto verso il parco Lungo Sillaro, dall’altra parte della strada, perdendo le sue caratteristiche e tradizione.